Covid e solidarietà: il grande cuore dei nostri Consulenti di viaggio online

Oggi vogliamo parlare delle attività che i Consulenti di viaggio online Evolution Travel hanno svolto durante il periodo di lockdown. Tanta formazione ma anche tanta attenzione nei confronti delle persone che vivono nei loro territori. Abbiamo deciso di regalarci sei storie: le doniamo anche a te.

 

Volontariato ai tempi del covid

 

"La beneficenza si fa e non si dice": il vecchio adagio recita così ma più trascorrono i giorni di pandemia, più ne siamo sempre meno convinti.

La beneficenza, il volontariato, l'atto del fare del bene alle altre persone invece va raccontato.
Perchè? Di certo non per pavoneggiarsi ma per indurre slanci altruistici anche in altre persone.
Per creare circoli virtuosi di atti concreti che possano alleviare situazioni di sofferenza o disagio altrui.

Per questo motivo oggi vorremmo parlarvi della generosità di alcuni dei nostri Consulenti di viaggio online.
Se per alcuni aiutare le persone è diventata un'urgenza scatenata dall'emergenza Covid, per altri è missione di vita da sempre.

6 esempi che non sono certo esaustivi ma che raccontano mondi diversi ma accomunati dalla voglia di rendersi utili, visto che il momento storico ha imposto uno stop ai viaggi.
Calando fisiologicamente il lavoro, queste persone hanno avuto più tempo per "far qualcosa". Sì, ma cosa?

 

Volontaria "part-time": Annalisa e le code al supermercato

Annalisa Artini ha voluto rendersi utile alla sua comunità, proprio in concomitanza con l'aggravarsi della situazione a Cremona, dove vive.
Cosa poter fare? Non avendo esperienza specifica, ha colto l'invito di un'associazione nata da pochissimo, proprio per aiutare la popolazione ad organizzarsi nelle attività più "banali" eppure importanti.

Annalisa ha iniziato a far la spesa per gli altri: mettendosi in coda al supermercato, acquistando quanto richiesto e poi consegnando la spesa al domicilio delle persone che necessitavano di un aiuto.
Stesso iter per acquisti in farmacia.
Ha deciso di farlo, rendendosi conto delle difficoltà delle persone in quarantena: costrette a non uscire (anche se negative ma a contatto con persone contagiate) oppure anziane.
Vivendo da sola, ha deciso di spendersi per gli altri, con la serenità di non mettere a repentaglio nessuno, se non se stessa.

"La reazione della gente mi ha stupita moltissimo: anche se solo dietro ad una finestra, vedevo felicità e gratitudine al mio arrivo con la spesa. Il sentirmi utile mi ha fatto un gran bene, a mia volta. Mi sono commossa anche io, lo ammetto.
L'atto in sè di usare il mio tempo per aiutare gli altri mi faceva piacere".

 

 

Volontari in prima linea, a bordo delle ambulanze

Fabio, Marino, Rosy: se mettessimo insieme gli anni che ciascuno ha donato al servizio degli altri, raggiungeremmo quasi il secolo.
Volontari da sempre, in prima linea da sempre!
Missioni di vita, sì: a prescindere dal loro lavoro, dall'incessante scorrere degli anni, dai problemi personali, delle storie di vita di ciascuno.
Cosa è accaduto da fine febbraio?

"Il contagio è stato rapidissimo e fuori controllo, a Parma e dintorni - racconta Fabio Colombi - Siamo passati da una situazione di normale routine al disastro, in tempo zero!
Adesso per fortuna va molto meglio: i casi calano e abbiamo messo a punto protocolli più precisi. Nessuno conosceva questo virus e l'inizio è stato per tutti deflagrante".

 

Conferma Rosy Sgueglia di Milano: "A febbraio notavamo molte febbri. Poi tosse, tanta tosse in troppa gente; e crisi respiratorie in persone sempre più giovani. All'inizio pensavamo a strascichi di un'influenza più forte del solito. Poi, di colpo, nell'arco di una manciata di giorni la situazione è precipitata e non c'è stata gradualità.
Per strada solo ambulanze a sirene spiegate.
Per me (che nel frattempo ho frequentato un corso per il trasporto di persone in biocontenimento) solo occhi sbarrati a guardarmi con disperazione, all'interno di "scatole" di plastica. Un incubo.

 

Emergenza covid

 

Dopo quasi 3 settimane così, senza un giorno di sosta, ho avuto la mia fase critica ma ho deciso di non tirarmi indietro. Vivo sola, non metto in pericolo nessuno: voglio esserci per gli altri. Ci sono da 23 anni, continuerò ad esserci.
Queste settimane mi hanno lasciato una grande stanchezza mentale, non fisica: l'adrenalina sostiene il corpo.
Dopo 77 giorni di doppio turno da parte mia, posso dire che le sirene oggi si sono spente ma non è ancora finita".

 

Anche Marino Camilletti non ha mai pensato di mollare: "Quando in zona Conero abbiamo capito a cosa stavamo andando incontro, mi sono detto semplicemente <<Ok, ci sono, sono in salute, sono nella condizione giusta per poter aiutare. Dovrei girarmi dall'altra parte? No, sono qui, lo faccio, anche se stavolta è tutto diverso>>.
Ad un certo  punto devi entrare nell'ottica che per andare avanti ti devi distaccare. Devi diventare una perfetta particella: "asettica", con funzioni precise. Ogni particella è importante: quella grande e quella piccola, poiché tutte hanno un ruolo nel meccanismo grande e complesso generale.
Non è opportuno pensare al fatto che c'è una pandemia in corso. E' così, è la realtà, non c'è da pensare: bisogna solo seguire i protocolli, vestirti come da nuove disposizioni, proteggerti al meglio.
Pensare ad aiutare, quello sì: è il nostro faro, da sempre".

 

Le criticità più sentite

La difficoltà comune a tutti? Non è stata affrontare la paura ma sostenere turni lunghissimi o intensificati: il numero di volontari è ovviamente diminuito poiché non tutti sono abbastanza in salute da poter rischiare. O magari ci sono situazioni familiari delicate da preservare.
Un dimezzamento di volontari ha richiesto ai nostri Consulenti di svolgere molte più ore di volontariato rispetto a qualche settimana fa.

Fabio, tempra d'acciaio, ci racconta anche che uno degli aspetti più tristi di questi mesi è stata la distanza dai colleghi volontari: "L'associazionismo è anche vedersi, stare insieme, giocare a carte tra un soccorso e l'altro, andare a prendere una pizza e mangiarla allo stesso tavolo.
All'improvviso ci siamo ritrovati a dover stare divisi in stanze diverse; unire tavoli per allungarli in modo da mangiare a metri e metri di distanza.
E' straniante: un gran senso di solitudine, pur facendo le stesse cose".

 

Stefano e Sandra: la quotidianità da non trascurare

Non esiste solo la cosiddetta "prima linea", è bene ricordarlo sempre.
Lo sa bene Stefano Calafiore che, da anni, dedica molte delle sue ore a bordo di ambulanze, da volontario.
Sebbene l'emergenza covid sia stata uno tsunami, non bisogna mai dimenticare le "ordinarie" problematiche di malati cronici o in generale le emergenze "routinarie".
E ci sono anche i guariti da riportare a casa o i degenti per altre patologie da trasferire in altri luoghi di cura.
"Non vedo l'ora che si possa mettere la parola fine a questa situazione, qui nel Fermano e ovunque. I mesi di marzo e aprile per l'associazione di cui faccio parte sono stati tremendi, mai vista una cosa del genere. Nell'estrema emergenza però non va lasciato indietro nessuno.
Tutti abbiamo paura, nessuno ci obbliga a fare questo genere di volontariato. Mi sostiene sempre il pensiero di "portare sollievo"  a chi sta male, qualunque sia il "male", poichè ci sono tante altre cose oltre al covid: abbiamo continuato ad andare avanti per tutte le altre persone bisognose di una qualche forma di aiuto, al di là dell'emergenza".

Sandra Calabresi è volontaria per un'associazione di medici a livello mondiale. Il suo ruolo, normalmente, è quello di animare insieme ad altri volontari le iniziative del gruppo di Roma: eventi culturali, sportivi, incontri per sensibilizzare le persone.
E durante questi mesi, naturalmente, tutte le attività dal vivo sono state sospese.
La tecnologia ha per fortuna dato una mano: webinar, iniziative via social e tam tam mediatici hanno permesso ai volontari di continuare a formarsi e a spingere iniziative per aiutare i medici impegnati nelle corsie dei reparti Covid.

Ciascuno ha quindi dato il suo supporto: da chi ha materialmente soccorso i malati covid a chi ha acquistato il pane quotidiano.

 

La lezione del Coronavirus

Difficile ancora, per tutti questi nostri Consulenti, tirare le somme di un periodo che mai avrebbero pensato di vivere.
Eppure per tutti è scaturita una lezione comune: pur nelle diverse esperienze, ciascuno di loro ha apprezzato una rinnovata e rafforzata capacità di vero ascolto dell'altro.
In certi momenti, una sfumatura fa la differenza nella comprensione del dolore o del problema dell'altra persona.
Tutti loro, oggi, pensano di essere ancor più attenti; di aver acquisito ancor più tatto nel comunicare con gli altri.

 

Fabio riassume perfettamente il concetto: "In ambulanza, negli anni, ho imparato a stare attento ad ogni più piccola sfumatura: ho imparato a capire il peso che ogni persona dà alle parole.
L'ascolto attento guida i miei gesti da volontario ma anche il mio contatto con i clienti viaggiatori.
E questa fase in cui purtroppo abbiamo soccorso un numero enorme di persone mi ha forgiato ancor di più all'ascolto empatico e molto attento".

 

Fare del bene durante la crisi covid

 

Con speranza e sollievo, possiamo affermare che fortunatamente ci sono vite ricche di umanità e di attenzione per gli altri.
Il dilagare del Coronavirus ha regalato anche noi di Evolution Travel le storie di Annalisa, Fabio, Marino, Rosy, Stefano, Sandra così come quelle di altri loro colleghi.

Per una volta, abbiamo deciso di raccontarle perchè dietro il professionista del viaggio, c'è l'Essere Umano nell'accezione più nobile del termine!
E' con emozione e coinvolgimento che abbiamo accolto il racconto di queste storie.

A nome di tutto lo staff e network di Evolution Travel, un grazie di cuore ai nostri colleghi che oggi ci hanno insegnato tanto, mettendo le loro vite a disposizione degli altri.
Un raggio di sole che continuerà certamente a illuminarci ancora a lungo, nel futuro di tutti noi!